Vol. 34 N. 1 Aprile 2014

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ASPETTI PSICOPATOLOGICI DEI PIERCING E DEI TATUAGGI
A. D’Ambrosio , V. Martini , N. Casillo
Obiettivi. Piercing e tatuaggi sono modificazioni corporee sempre più utilizzate, quali fenomeno di costume, soprattutto fra gli adolescenti. Diversi studi hanno dimostrato una correlazione tra autolesionismo e “body modifications”. Lo scopo di questo studio è di valutare le componenti psicologiche e personologiche correlate con tali pratiche. Metodologia. Lo studio ha considerato 121 soggetti (età media: a. 23,78 ± 3,9): 60 (F 29, M 31) non avevano body modifications, 25 soltanto tatuaggi (F 48, M 21) e 36 con piercing (F 24, M 12).
Sono stati somministrati i seguenti test: Psychological General Well-Being Index (PGWBI), the Self-Harm Inventory (SHI), the Borderline Sindrome Index (BSI), the Dissociative Experience Scale (DES II), the Toronto Alexithymia Scale (TAS-20). Per l’analisi statistica dei dati è stato usato il SPSS Tool per considerare: ANOVA, Chi-Square Test e Cross-Tabulation Test.
Risultati. L’analisi statistica dei risultati ha dimostrato una correlazione significativa tra body modifications (tatuaggi e piercing) e variabili psicologiche, personologiche e psicopatologiche:
– i tatuaggi prevalgono nel genere maschile, mentre i piercing in quello femminile;
– il gruppo con tattoo ha mostrato una maggiore alessitimia (TAS-20:F = 29,066; p = 0,000);
– l’insieme delle body modifications ha evidenziato una correlazione significativa con i comportamenti autolesivi (test SHI: F = 80,416; p = 0,000). In questo stesso gruppo si riscontra un ridotto benessere psicologico (test PGWBI: F = 19,522; p = 0,000), particolarmente correlato al numero di tattoos e piercing;
– nel gruppo con piercing si evidenzia una significativa presenza del tratto Borderline di personalità, mentre in quello con tattoos si rilevano risultati più alti di quello di controllo;
– il tratto dissociativo (DES II) evidenzia solo una tendenza a valori più elevati.
Conclusioni. Lo studio ha dimostrato che esiste una correlazione significativa tra quantità di body modifications e presenza di variabili legate al distress psicologico, all’alessitimia e al comportamento auto lesivo così come il legame con tratti borderline di personalità.

ALCOL ED EMOZIONI IN ADOLESCENZA
M. Gatta , S. Benanti , L. Svanellini , M. Penzo , L. Balottin , P.A. Battistella
Premessa. Il fenomeno del consumo di alcol negli adolescenti in Italia è divenuto sempre più diffuso a partire da età anche molto precoci (primato negativo italiano in Europa) con conseguenze negative rilevanti per la salute neuropsichica. La dipendenza dall’alcol in età adulta risulta legata a disturbi nella percezione e nella gestione delle emozioni e degli affetti, ancora mal differenziati dagli stati corporei e non mentalizzati (alessitimia). Se esistono alcune evidenze sulla relazione fra alessitimia e abuso alcolico per quanto riguarda l’età adulta, nessuno studio è stato compiuto su campioni di adolescenti.
Obiettivi. Valutare l’eventuale associazione fra consumo alcolico, alessitimia e capacità di attribuire stati emotivi agli altri.
Metodi. Sono stati studiati due campioni, uno di studenti afferenti a scuole secon- darie di II grado della provincia di Padova e l’altro di pazienti psichiatrici affetti da disturbo misto della condotta e della sfera emozionale afferenti ad un servizio di neuropsichiatria dell’ULSS 16 di Padova. L’età media dei soggetti è pari a 15,5 anni. Sono stati somministrati il QASS (Questionario Adolescenti Sabato Sera), la TAS-20 (Toronto Alexithymia Scale) e il Test Attribuzione Emozioni.
Risultati. Il presente studio ha confermato alcuni dati presenti in letteratura quali l’aumento del consumo alcolico con l’età e la riduzione delle caratteristiche alessitimiche con l’età. Non sembrerebbe invece confermata la relazione tra alessitimia e abuso alcolico, rilevata da vari studi su popolazione adulta, che qui risulta anzi inversa. Circa la capacità di attribuire emozioni, questa risulta asso- ciata negativamente con il consumo alcolico nel gruppo di controllo, mentre tale associazione non si é riscontrato nel gruppo clinico, nonostante in quest’ultimo siano significativamente maggiore l’incapacità di attribuire le emozioni.
Conclusioni. Il presente lavoro può essere considerato un preliminare valido contributo sul tema adolescenza, consumo di alcolici ed emozioni, soprattutto alla luce della scarsa letteratura in merito riferita all’età evolutiva. Da un punto di vista applicativo, inoltre, questo studio può essere tenuto in conto al fine di progettare interventi di prevenzione mirati alla riduzione del consumo alcolico in adolescenza che agiscano sulla gestione delle emozioni quale fattore di rischio.

EVOLUZIONE A LUNGO TERMINE DI SOGGETTI CON DIAGNOSI DI DISTURBO DELLO SPETTRO AUTISTICO FORMULATA AD UN’ETÀ INFERIORE AI TRE ANNI DI VITA
R. Militerni , B. Adinolfi , L. Antinolfi , C. Falco , A. Frolli , G. Militerni
Le recenti acquisizioni in merito alla definizione delle traiettorie evolutive che in- vestono lo sviluppo dei soggetti con Disturbo dello Spettro Autistico e, soprattutto, la possibilità che alcuni di essi possano fuoriuscire dalla “categoria” rivestono un ruolo determinante in termini clinici. Il clinico, infatti, si trova a dover fronteggiare una serie di nuovi interrogativi che investono: la validità di una diagnosi formulata molto precocemente; la necessità di individuare già alle prime osservazioni fattori che possano assumere un significato prognostico; l’esigenza di programmare interventi terapeutici personalizzati.
Nel presente lavoro, presentiamo l’evoluzione a lungo termine di soggetti con diagnosi dello spettro autistico formulata ad un’età inferiore ai tre anni. Un totale di 14 soggetti su 120 fuoriescono dalla categoria dello spettro e 5 dei 14 soddisfano i criteri di una prognosi ottimale. Vengono quindi formulate una serie di considerazioni relative alle traiettorie individuate.

UTILIZZO DEL MANUALE DIAGNOSTICO PSICODINAMICO (PDM) IN NEUROPSICHIATRIA INFANTILE: APPLICAZIONE IN UN GRUPPO DI ADOLESCENTI AFFETTE DA ANORESSIA NERVOSA
F. Corbetta , M. Bomba , L. Tremolizzo , F. Neri , R. Nacinovich
L’utilizzo del Manuale Diagnostico Statistico (DSM) in infanzia e adolescenza, specie nei disturbi alimentari, è stato recentemente criticato in quanto non include criteri specifici per l’età evolutiva e non consentirebbe di formulare prognosi accu- rate. Diversamente, il Manuale Diagnostico Psicodinamico (PDM) comprende una sezione dedicata all’età evolutiva e prevede di definire una diagnosi sulla base di 3 Assi che valutano: funzionamento mentale (Asse MCA), pattern di personalità (Asse PCA), esperienza soggettiva (Asse SCA). Scopo di questo studio è stato applicare il PDM per ottenere profili diagnostici più dettagliati in un gruppo di ado- lescenti affette da Anoressia Nervosa (AN). Sono state coinvolte 30 adolescenti femmine (media = 14,9 anni, DS = 1,47) con diagnosi di AN secondo DSM-IV-TR.
Per ciascuna paziente un neuropsichiatra infantile ha stilato un profilo diagnostico secondo il PDM; come indicatori di gravità della compromissione fisica sono stati raccolti IMC ed il dosaggio plasmatico degli enzimi epatici di citolisi e stasi. Ogni paziente ha compilato le scale autovalutative EDI-3, CDI, STAI-Y, TAS-20. L’analisi dei risultati ha evidenziato una totale concordanza tra definizione diagnostica di malattia secondo il DSM-IV-TR e Asse SCA del PDM. Nessuna paziente presentava negli Assi MCA e PCA un profilo “sano in formazione”; la gravità dell’Asse PCA era associata con un aumento delle transaminasi ed anche con il rilievo all’EDI-3 di un disadattamento psicologico generale. L’applicazione del PDM in adolescenti anoressiche ha permesso di ottenere un profilo diagnostico più articolato rispetto al DSM. Le correlazioni tra severità dell’Asse PCA e compromissione dei parametri psicofisici suggeriscono la possibilità di stratificare i pazienti secondo questo Asse per formulare percorsi di cura differenziati e valutare, tramite un futuro follow-up, le eventuali implicazioni prognostiche.

LA PARENTAL ALIENATION: CONSIDERAZIONI CLINICHE, NOSOGRAFICHE E PSICOLOGICO-GIURIDICHE ALLA LUCE DEL DSM-5
G.B. Camerini , T. Magro , U. Sabatello , L. Volpini
In seguito al caso del bambino di Cittadella, sono nate discussioni e dibattiti sulla nozione di “Alienazione Parentale” e sulla possibile esistenza di una “sindrome” di alienazione parentale. L’utilizzo spesso fuorviante e fuori luogo di tale presen- tazione rende necessaria una revisione chiara della letteratura a riguardo e una programmazione di lavoro sia sul piano giudiziario di tutela dei diritti che sul piano riservato agli interventi psicosociali in una prospettiva di aiuto, sostegno e protezione. In questa discussione riportiamo le riflessioni internazionali sul termine “Parental Alienation” e sull’inquadramento nosografico dei quadri di alterazioni relazionali tra genitore e figlio alla luce della recente introduzione del DSM-5, con presentazione di una nostra proposta di algoritmo diagnostico, per infine aprire sugli interventi psicosociali e giudiziari attuabili.

APPROCCIO AI DISTURBI DEL MOVIMENTO AD ESORDIO NEI PRIMI DUE ANNI DI VITA
G.M. Di Marzio , M. Scilipoti , V. Leuzzi
La presentazione clinica dei disturbi del movimento varia in funzione dell’età di esordio dei sintomi e quindi del livello di maturazione del SNC. Se è vero che dopo i primi anni di vita, la semeiotica dei disturbi del movimento diventa progressiva- mente simile a quella dell’adulto, è particolarmente difficile orientarsi verso una diagnosi eziologia precisa nei bambini più piccoli. Tuttavia, per alcune di queste patologie un trattamento precoce può modificare la prognosi. Seguire quindi un iter diagnostico preciso, partendo dall’esame obiettivo per arrivare a indagini stru- mentali più invasive, potrebbe premette di orientare la diagnosi, e, in particolare, di escludere patologie in cui una terapia specifica può consentire di modificare la prognosi. Ci proponiamo in questa review di riassumere una proposta di iter diagnostico per i bambini con queste caratteristiche cliniche.

VALUTAZIONE DELL’ATTENZIONE E DELLE FUNZIONI ESECUTIVE IN ETÀ EVOLUTIVA: RASSEGNA DEGLI STRUMENTI ITALIANI E PROPOSTA DI UNA BATTERIA DI APPROFONDIMENTO
M. Poletti , P. Montanari
Nonostante l’attenzione e le Funzioni Esecutive abbiano un ruolo fondamentale nello sviluppo cognitivo in età evolutiva, queste funzioni sono state poco indagate come dominio cognitivo nel loro complesso dalla neuropsicologia dello sviluppo italiana in campo clinico e sperimentale. Il presente contributo ha il fine di favorire l’interesse sullo sviluppo dell’attenzione e delle Funzioni Esecutive attraverso una rassegna degli strumenti di valutazione oggi disponili nel contesto italiano e la proposta di una possibile batteria di approfondimento. Una visione d’insieme sugli strumenti disponibili, suddivisi per funzione e per fascia di età della taratura, può infatti favorire l’indagine di questi aspetti cruciali nella pratica clinica a fini diagnostici e riabilitativi e nel campo della ricerca.

DIAGNOSI PRECOCE DI DEFICIT NUTRIZIONALE DI VITAMINA B12 IN UN LATTANTE OSSERVATO AL SERVIZIO TERRITORIALE DI NEUROPSICHIATRIA INFANTILE DI MAZARA DEL VALLO
N. Foderà
Nel presente articolo si riporta il caso di un lattante di 5 mesi d’età che presentava disturbi neurologici e psicomotori secondari a deficit di Vitamina B12 dovuto a una dieta scarsa di alimenti di origine animale da parte della madre durante la gravidanza. Tale osservazione costituisce una rarità nell’ambito dell’operatività del servizio territoriale di Neuropsichiatria Infantile di Mazara del Vallo perché nella nostra unità operativa la maggior parte delle patologie sono rappresentate da disturbi di carattere psico-sociale, psichiatrico e neurologico (di tipo prevalen- temente convulsivo o di esiti di encefalopatie di origine prenatale e post-natale). L’ipovitaminosi B12 costituisce, dunque, una patologia di bassa frequenza per le migliorate condizioni di vita nella nostra società e per le migliori condizioni di assistenza medico sanitaria delle donne in gravidanza e nel parto. L’atipicità del quadro clinico del lattante e i dati anamnestici indicativi di uno stato di malnutrizione della madre prima e durante la gravidanza sono stati gli elementi d’allarme che hanno indirizzato lo specialista a seguire un iter diagnostico verso una patologia dismetabolica.

VALUTAZIONE DELLE RELAZIONI FAMILIARI NELL’INTERVENTO PSICOMOTORIO CON PRE-ADOLESCENTI AFFETTI DA PARALISI CEREBRALE
M. Gatta , M. Sisti , G. Brunello , E. S ale , A. Simonelli , P.A. Battistella
Lo scopo di questo lavoro è quello di approfondire le dinamiche relazionali ed emozionali che impegnano il soggetto preadolescente affetto da paralisi cerebra- le, utilizzando strumenti di valutazione provenienti da diverse aree professionali quali la Scheda di Osservazione Neuropsicomotoria, il Questionario sul Comporta- mento del Bambino e il Lausanne Trilogue Play. Attraverso la descrizione di due casi clinici verrà evidenziata l’utilità dell’integrazione di tali strumenti al fine di una efficace progettualità terapeutica.